Quando si perde il Regime Forfettario: la guida completa al 2026
Se sei un lavoratore autonomo in Italia, il Regime Forfettario rappresenta un’opportunità fiscale vantaggiosa. Ma è fondamentale sapere quando si perde il Regime Forfettario per evitare spiacevoli sorprese. Comprendere i limiti e le cause di esclusione è cruciale per la tua pianificazione fiscale, soprattutto considerando che la flat tax al 15% (o al 5% per le start-up) si applica sul reddito imponibile calcolato con il coefficiente di redditività (ad esempio, 78% per i professionisti, 40% per i commercianti).
Le soglie di fatturato e i limiti per il Regime Forfettario
La causa più nota e frequente che porta a perdere il Regime Forfettario è il superamento della soglia di ricavi o compensi. Per l’anno 2026, il limite massimo di fatturato annuo resta fissato a 85.000 euro. Questo è un punto chiave da tenere sempre sotto controllo. Se i tuoi ricavi o compensi superano questa soglia, non potrai più beneficiare del regime agevolato.
Cosa succede in caso di superamento? Se superi i 85.000 euro ma resti al di sotto dei 100.000 euro, uscirai dal forfettario a partire dall’anno successivo a quello in cui hai superato il limite. Se invece superi i 100.000 euro, la perdita del regime è immediata: dovrai applicare l’IVA e il regime ordinario già dalle operazioni successive al superamento. È essenziale monitorare costantemente il proprio fatturato durante l’anno per evitare di trovarsi impreparati. Ricorda che la tassazione agevolata del 15% (o 5% per i primi cinque anni di attività, se rispetti i requisiti) si applica non sul fatturato totale, ma sul reddito imponibile, ottenuto moltiplicando il fatturato per il coefficiente di redditività specifico per la tua attività (ad esempio, 78% per i liberi professionisti, 40% per chi vende beni).
Altre cause di esclusione dal Regime Forfettario (e le condizioni da monitorare)
Oltre al limite di fatturato, esistono altre condizioni che possono farti perdere il Regime Forfettario. È importante conoscerle per mantenere i requisiti necessari. Una delle cause riguarda le spese sostenute per i collaboratori o dipendenti: non puoi avere sostenuto spese per un importo lordo superiore a 20.000 euro per dipendenti o collaboratori, anche assunti con contratto a progetto.
Un’altra causa di esclusione è legata ai redditi da lavoro dipendente o pensione: se contemporaneamente all’attività in partita IVA percepisci redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 euro lordi annui, perdi il regime forfettario. Fa eccezione il caso in cui il rapporto di lavoro dipendente sia cessato. Attenzione anche alle partecipazioni societarie: non puoi partecipare contemporaneamente a società di persone (s.n.c., s.a.s.) o associazioni professionali, né a s.r.l. trasparenti. Inoltre, se controlli direttamente o indirettamente s.r.l. o associazioni in partecipazione che svolgono attività economiche riconducibili a quelle che eserciti con la tua partita IVA forfettaria, sarai escluso.
Infine, non puoi applicare il forfettario se la tua attività è svolta prevalentemente nei confronti di ex datori di lavoro o soggetti ad essi riconducibili, nei due anni precedenti l’apertura della partita IVA. L’esonero INPS per i dipendenti full-time è una condizione specifica per l’INPS Gestione Separata e non incide direttamente sulla perdita del regime fiscale, ma è un vantaggio contributivo da non confondere con i requisiti fiscali.
Cosa succede quando si perde il Regime Forfettario? Le conseguenze fiscali e burocratiche
La perdita del Regime Forfettario comporta un passaggio obbligatorio al regime ordinario (o semplificato, a seconda della forma giuridica e del volume d’affari). Questo significa un cambio radicale nella gestione fiscale e amministrativa della tua attività. Innanzitutto, dovrai applicare l’IVA sulle fatture emesse e dovrai gestirla (versamenti periodici, dichiarazioni annuali, ecc.). A differenza del forfettario, nel regime ordinario potrai dedurre i costi reali sostenuti per la tua attività, ma questo comporta anche una maggiore complessità nella tenuta della contabilità.
Gli adempimenti burocratici aumentano significativamente: dovrai tenere registri IVA (vendite e acquisti), emettere fatture elettroniche con indicazione dell’IVA, e potresti essere soggetto agli studi di settore o agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale). La tassazione non sarà più fissa al 15% (o 5%), ma sarai soggetto all’IRPEF progressiva per scaglioni, con l’aggiunta delle addizionali regionali e comunali, oltre a una più complessa gestione dei contributi previdenziali. Per affrontare questo passaggio senza errori, è indispensabile affidarsi a un commercialista esperto che possa guidarti nella transizione e nella corretta gestione del nuovo regime fiscale.
Conclusione: Consigli pratici per non perdere il forfettario
Per non perdere il Regime Forfettario, la parola d’ordine è “monitoraggio”. Tieni costantemente sotto controllo il tuo fatturato, specialmente quando ti avvicini alla soglia degli 85.000 euro. Verifica periodicamente di rientrare in tutti i requisiti, dalle spese per i dipendenti ai redditi extra professionali. La pianificazione fiscale anticipata e la consulenza di un professionista sono i tuoi migliori alleati per navigare le complessità della normativa italiana e sfruttare al meglio i vantaggi del regime agevolato.
FAQ
1. Se supero il limite di 85.000 euro a fine anno, perdo subito il forfettario?
Non necessariamente subito. Se il tuo fatturato supera 85.000 euro ma non eccede i 100.000 euro, uscirai dal Regime Forfettario a partire dall’anno fiscale successivo. Se invece superi i 100.000 euro, la perdita del regime è immediata, e dovrai applicare le regole del regime ordinario già dalle operazioni successive al superamento del limite.
2. Posso rientrare nel Regime Forfettario una volta uscito?
Sì, è possibile rientrare nel Regime Forfettario dopo esserne usciti, a condizione di rispettare nuovamente tutti i requisiti di accesso (limite di fatturato, assenza di cause di esclusione, ecc.) nell’anno precedente a quello in cui si desidera rientrare. È sempre consigliabile consultare un commercialista per valutare la fattibilità e la convenienza di un eventuale rientro.